Àrhat Teatro

Brausebad (doccia)

Brausebad (doccia): un momento dello spettacolo.Gruppo Nomen Teatro
(in collaborazione speciale con
Àrhat Teatro)
presenta:
Brausebad (doccia)
Spettacolo ispirato a "Brausebad" di Maurizio Bonfanti
(cinque porte in memoria della Shoah)
Nuova versione

Testi tratti da
Elie Wiesel, Primo Levi, Gioele, Naum, S. Scardocchia.
Collaborazione alla ricerca:
Fiorenza Roncalli
Musiche da
G.Bregovic, Full Metal Jacket, Yann Tiersen, Vangelis, Canti della Passione, Doors.
Con
Gaia Bortolotti, Cristina Cavallari, Valentina Salvetti, Letizia Farina, Maria Grazia Butti, Stefania Locatelli, Elena Ranghetti, Martina Persico
Con la partecipazione straordinaria di
Gabriele Mazza
Assistente alla regia:
Samuele Farina
Regia
Pierluigi Castelli

"Il suo viso è rivolto verso il passato. Laddove noi percepiamo una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che continua ad ammucchiare relitti su relitti e li getta ai suoi piedi..." (Walter Benjamin)

Auschwitz: un nome che si abbatte sulla/nella storia, che mette in moto un'onda di reazioni, che continua a scavare dentro di noi, a interrogare con nuove e vecchie domande, a soffiare forte sulle corde anche più "prossime" della "nostra" storia... ...un nome, un luogo, una tragedia che incutono timore e angoscia, che provocano rabbia e sgomento... e che pure, sempre più, è necessario affrontare senza ritrarre lo sguardo, pur consapevoli dei confini della pietas.
È la crudezza della storia, unita alla sua complessità e alla violenza dell'uomo, che deve essere sondata, conosciuta, detta, ... fatta gesto, parola, azione/memoria forte e viva... ...Da qui prende corpo "Brausebad", questo spettacolo realizzato nella sua prima versione nel 2003 a seguito di un sodalizio con Fiorenza Roncalli (una studiosa di prestigio della Shoah, o archeologa dell'istante, come lei stessa ama definirsi) e che viene oggi ripreso in una versione rivista con un gruppo di ex allieve attrici della scuola di Arhat Teatro, che con esso conducono una stabile collaborazione.
"Brausebad" , ovvero doccia, la doccia finale dove il corpo diveniva "materiale del funzionamento della macchina dello sterminio".
Occorre ricordare, dando un senso alla memoria perché non resti stantio o celebrativo racconto, perché sappia incorporarsi in un organismo vivo facendosi testimonianza e nel contempo prospettiva.
Proprio per questo vi è stato l'incontro con un tema che tanti timori continua a suscitare, o che è troppo spesso rivisitato unicamente come logoro "atto dovuto".
I corpi delle attrici raccontano, qui e ora, che dopo Auschwitz tutto ciò che si può fare è "raccontare di non saper più raccontare"... eppure raccontano e il loro incedere squarcia le solidità dello spettatore.
È un incedere anche fisico, verso il confine dello spazio scenico separato dallo spettatore (il campo), per conoscere "da dentro", per incorporare fino in fondo, per tentare da dentro un ultimo gesto creativo dei loro corpi....
E qui l'impasto fra racconto e storia si mostra in tragedia, urlo...Brausebad....
annientamento.
Ma da quella "camera bianca" (la sala del gas) gli attori riemergono e con la forza evocativa di ciò che è stato possono tornare tra a noi a interrogarsi, a interrogarci, a interrogare Dio stesso... a cogliere e tradurre rabbia e sgomento ("...davanti a loro la terra trema e le stelle non brillano più " Gioele 2,10), mentre ogni spettatore guardandosi allo specchio "si dice"... "può dirsi".

"E quella stanza bianca... si è formata dal soffocamento. E in fondo non è affatto una stanza, è un gesto..." (David Grossmann)


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Brausebad (doccia): un momento dello spettacolo.
Àrhat Teatro
Via Bietti, numero 44
24043 Caravaggio (Bergamo)
Telefono 3474195039
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Fotografie di Federico Buscarino
Via Suardi, 13
24124 Bergamo

Riprese e montaggio video:
Gigi Corsetti - Multimagine
Via Ghislandi, 51 53
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